Descrizione del Corso
In ventiquattro ore si impara a consegnare.
Un corso di fotografia finisce quasi sempre dove comincia il mestiere. Si impara
cosa fa il diaframma, si fanno due uscite, si ritira un attestato di frequenza.
Poi arriva la prima persona che ti chiede quaranta foto dei suoi prodotti entro
venerdì, e nessuna delle cose imparate dice cosa fare.
Questo corso comincia da quella richiesta. La teoria sta tutta nelle prime tre
ore e non si riprende più: da lì in poi si lavora su commesse vere, con una
scadenza, un elenco di immagini da riportare e un committente che ha già deciso
a cosa gli servono.
Che cosa si impara a fare
- La scheda prodotto, la commessa che arriva più spesso e
quella di cui si parla di meno: un set da trenta euro, il fondo bianco
fatto in ripresa invece che scontornato dopo, e quaranta scatti che devono
essere identici fra loro, prima ancora che belli uno per uno. - Il ritratto che serve a lavorare: quello che finisce su un
profilo o su un sito, con la liberatoria firmata prima di scattare e il
ritocco che si ferma dove la persona smetterebbe di riconoscersi. - Un luogo raccontato in cinque immagini che formano una
serie sola, con le luci miste degli interni e le persone dentro
l’ambiente. - Il flusso: scartare centosessanta foto in venti minuti,
sviluppare una serie intera da un solo scatto, esportare nei tre formati
che i clienti chiedono davvero. - Il preventivo e la consegna: cosa si vende (le foto, o il
diritto di usarle), quante se ne consegnano, e come si fa a portare a
casa venticinque euro l’ora.
L’intelligenza artificiale
Alla scrittura dei prompt è dedicata una lezione sola, di venticinque minuti.
Nel 2026 gli usi dell’AI nel lavoro
fotografico sono tre, e sono tre mestieri diversi da tenere separati:
dove fa risparmiare ore (selezione, mascherature, rimozione,
denoise), dove il prodotto è lei (sfondi, moodboard, estensioni
di formato), e dove non entra affatto (fotogiornalismo, perizie,
documentazione, immobili).
Dal 2 agosto 2026 il regolamento europeo
sull’intelligenza artificiale obbliga a dichiarare i contenuti realistici
generati o manipolati. Il ritocco di pelle, luce e colore non rientra.
Un’immagine che sembra fotografata e non lo è va dichiarata. Un modulo
intero serve a distinguere i casi e a scrivere la dichiarazione giusta, perché da
adesso chi pubblica immagini per lavoro lo deve saper fare.
Com’è fatto
Le sessioni sono otto, da tre ore ciascuna. Sei sessioni si
fanno in aula e in laboratorio, e due sono uscite in esterna. Le
uscite non sono gite con un tema assegnato. Sono due commesse simulate, con un
briefing scritto e una consegna entro sette giorni.
Si esce con un portfolio di dodici immagini costruito sul materiale delle
uscite e dei laboratori, un preventivo compilato, un modello di liberatoria da usare da lunedì, e
una commessa portata a termine dall’inizio alla fine come prova finale.
A chi è rivolto
Il corso serve a chi fotografa già per passione e vuole capire cosa manca per
farsi pagare. Serve a chi lavora in proprio e le foto se le deve fare da sé.
Serve a chi entra in una struttura che produce immagini e deve essere operativo
più che colto. Non c’è bisogno di attrezzatura costosa: bastano una macchina
con i comandi manuali, anche vecchia, e un computer.