Descrizione del Corso
In ventisette ore si impara a prendere in carico la presenza social di un’attività locale e a consegnare al cliente il lavoro di un mese.
I corsi di social media marketing insegnano quasi tutti le stesse tre cose: il
piano editoriale, il gestore di Meta e uno strumento per fare le grafiche. Poi
arriva la prima persona che chiede «mi gestisci i social?», e nessuna di quelle
tre cose dice quante ore costa, quanto si chiede, che cosa si scrive nel
contratto e che cosa si risponde il mese in cui i numeri sono scesi.
Questo corso parte dalle ore, dal prezzo, dal contratto e dal mese andato
male. Si lavora
su un’attività locale vera, con un mese di contenuti da preparare, un
budget piccolo da spendere e un report da consegnare.
Che cosa si impara a fare
- Contare un mese in ore, prima di metterci un prezzo: le
sei voci che ci stanno dentro, quali si dimenticano nel preventivo, e la
soglia sotto la quale il lavoro non si prende. - Scrivere la strategia in una pagina: a chi si parla, che
cosa si promette, e le quattro colonne che impediscono di trovarsi il
lunedì senza idee. - Scegliere i canali: Instagram, Facebook, TikTok, YouTube,
LinkedIn, i messaggi diretti e la scheda su Google, uno per uno, con chi
li usa, che formato ci vuole e quante ore costa tenerne uno aggiornato. - Preparare un mese di contenuti in un giorno: sedici
contenuti in blocco, come si comincia un contenuto perché chi guarda resti
oltre i primi tre secondi, il video verticale girato in negozio col
telefono, e in quali passaggi l’intelligenza artificiale fa
risparmiare ore, e in quali non si usa. - Spendere poco in pubblicità: che cosa si compra con
trecento euro al mese, la spesa giornaliera sotto la quale i soldi si
spendono senza risultato, e come si provano tre creatività invece di tre
colori dello stesso manifesto. - Montare le campagne: quella per ricevere messaggi, quella
per una data (una serata, un’apertura, un corso che parte), il
retargeting, il lancio, e il calendario della spesa nell’anno, dove
novembre costa il doppio di gennaio. - Misurare e dire la verità: che cosa contano davvero le
piattaforme, quanti dati si perdono con il consenso, e come si scrive un
report di una pagina che risponde anche a una domanda difficile.
Le regole del 2026
Fra il 2024 e il 2026 sono cambiate tre cose insieme, e chi gestisce la
pagina di un’attività le incontra tutte. L’AGCOM ha
scritto le linee guida per chi fa contenuti (gennaio 2024) e le ha riscritte il
23 luglio 2025 insieme a un codice di condotta, con soglie
nuove e un elenco pubblico degli influencer rilevanti. Il regolamento europeo
sull’intelligenza artificiale ha una parte sulla trasparenza, e quella vale
dal 2 agosto 2026: un’immagine realistica prodotta o alterata
da un sistema automatico va segnalata a chi la guarda. Dal marzo 2024 la
personalizzazione degli annunci sul traffico europeo passa dal
Consent Mode v2. Chi rifiuta i cookie sparisce dalle statistiche del sito,
che così contano circa metà delle persone.
Un modulo intero parla di queste tre cose, con le formule pronte da scrivere
e i controlli da fare su un mese di contenuti prima di pubblicarli.
Come è fatto
Sono nove incontri da tre ore l’uno, ventisette ore in tutto. In sette
dei nove c’è un laboratorio, e si lavora su un’attività vera: la
strategia, la scelta dei canali, venti contenuti a cronometro, il montaggio di
una campagna, tre campagne a confronto, il report del mese, il controllo prima
di pubblicare.
Ogni modulo si chiude con dieci domande di allenamento. Non contano per la
media, si rifanno quante volte si vuole, e servono a capire se un argomento è
chiaro o se conviene rileggerlo. Il nono modulo invece si chiude con la prova
finale, trentasei domande su tutto il corso.
Poi c’è il lavoro finale, «Un mese, dall’inizio alla fine». Si
sceglie un’attività locale e le si consegna un mese di gestione: la pagina
della strategia, sedici contenuti pronti da pubblicare, una campagna da trecento
euro, il report, il preventivo e il contratto.
Il corso parla di attività piccole, il negozio, lo studio,
l’associazione che a un certo punto chiede a qualcuno di occuparsi dei
suoi social. Non parla di aziende grandi e non parla del lavoro
d’agenzia, che si fa in più persone. Chi arriva in fondo sa che cosa
consegna ogni mese, quante ore ci vogliono e quanto chiedere.